DPC | In tema di molestie personali tramite posta elettronica

ISSN 2039-1676


17 novembre 2011 |

In tema di molestie personali tramite posta elettronica

Cass., Sez. I, 27 settembre 2011, Pres. Chieffi, Rel. Iannelli, ric. Ballarino e Frosini

Con la sentenza che si può leggere qui in allegato, la Prima Sezione della Cassazione torna ad affrontare il problema della configurabilità del reato di molestie ex art. 660 c.p. attraverso l'invio di messaggi di posta elettronica. La Corte, richiamando un proprio precedente specifico (Cass., sez. I, 30 giugno 2010, D'Alessandro, in Ced. n. 247558) annulla la sentenza di condanna pronunciata dal giudice di merito, affermando come, contrariamente alla molestia recata con il telefono, nel caso di molestia effettuata tramite posta elettronica non si potrebbe verificare "una forzata intrusione nella libertà di comunicazione" (come di  certo non si verifica nel caso di molestia trasmessa tramite lettera).

La Corte, tuttavia, precisa come tale conclusione - riferita allo specifico caso sub iudice (in cui l'invio delle email moleste era avvenuto tramite personal computer) - non sia generalizzabile in relazione a qualsiasi ipotesi di invio di posta elettronica, in quanto il progresso tecnologico consente già oggi, in taluni casi, di inviare messaggi email, in entrata e in uscita, attraverso i normali apparecchi telefonici, fissi o mobili, sostanzialmente con le stesse modalità di invio dei c.d. messaggi sms (sulla cui rilevanza come possibile mezzo di realizzazione delle molestie personali, cfr. da ultimo Cass., sez. I, 16 marzo 2011, n. 10983).

La posta elettronica inviata attraverso tali mezzi telefonici può infatti integrare, secondo i giudici della Cassazione, gli estremi oggettivi della fattispecie dell'art. 660 c.p., in quanto in tal caso la molestia risulta certamente "invasiva" per il destinatario, che non può sottrarsi ai messaggi  "se non dismettendo l'uso del telefono, con conseguente lesione, per la forzata privazione , della propria tranquillità e privacy, da un lato, con la compromissione della propria libertà di comunicazione, dall'altro".